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Un uomo di altri tempi

Antonio GhirelliAntonio Ghirelli ha ricevuto il 16 luglio, nel Salone d’Onore del Coni, in occasione della Conferenza Stampa del Premio Mecenate 2010, il Premio Nazionale Fair Play.

Napoletano verace, scrittore, saggista, storico, giornalista politico, del Mondo, del Globo, del Tg2, dell’Avanti!, uomo di  sport e di fair play, già direttore di Tuttosport e del Corriere dello sport, via CNIFP ecco come si racconta:

Che cosa ricordi della tua gioventù?

«La miseria. Mio padre e mia madre che si divisero. L’intelligenza di mia madre. La scuola della strada napoletana. Napoli non era così terribilmente nevrotica come oggi».

C’era il fascismo.

«Io stavo nel Guf, una delle invenzioni più geniali di Mussolini. Prendere i ragazzi proprio nell’età in cui si esplode, tra i 18 e i 25 anni, e fargli fare cultura, arte, politica, sport. Idea geniale e controproducente».

Perché controproducente?

«Perché ha prodotto nemici ed eretici».

Per esempio?

«Ingrao, La Capria, Patroni Griffi, Compagnone, Ugo Indrio, Zangrandi, Diego Fabbri, Alicata, De Sanctis, Gianni Puccini».

È stato facile diventare giornalista?

«Ho cominciato scrivendo di cinema. Modestamente sono un buon critico cinematografico».

E poi?

«Durante la guerra finii in una banda partigiana. Cominciai a lavorare per Radio Napoli dove conobbi mia moglie che cantava e recitava. Poi risalii l’Italia con quello che rimaneva dell’Eiar, la Rai di allora. A Bologna assunsi Enzo Biagi. A Milano fui assunto dall’Unità. Poi Milano Sera, Repubblica d’Italia, Gazzetta dello sport, Giornale d’Italia, Paese sera. Rimasi lì fino al ’56. All’invasione dell’Ungheria me ne andai dal giornale e dal Pci».

Chi consideri tuo maestro?

«Gaetano Afeltra. Era come imparare giornalismo da Totò ed Eduardo. Ti spiegava talmente bene come dovevi fare i pezzi che era come se te li dettasse. Una volta mi svegliò alle due di notte e mi disse: “È morto Coppi”. E cominciò a dettarmi il mio pezzo. Un pezzo bellissimo. La mattina dopo ricevetti i complimenti di tutti».

Per conoscere la personalità di Ghirelli  la sua  sensibilità di uomo e di colto ed attento osservatore, occorre immergersi nei suoi libri, racconti, saggi politici, di teatro, di sport. Sei libri su Napoli, la storia i personaggi, e nell’ultimo “ Una certa idea di Napoli”,  si concede  al lettore in una continua biografica descrizione della sua avventurosa e sofferta esistenza, in una scrittura senza retorica, dove traspare la nostalgia della sua infanzia e l’affetto per questa città, quando ancora non era oppressa  della piaga della malavita organizzata e piena di umanità. Ghirelli si racconta in un  suo propedeutico girovagare per la città,  come un osservatore perspicace ma non coinvolto. In “Cento anni di risate” c’era la Napoli dei grandi autori ed artisti italiani del novecento, la storia dello spettacolo le biografie, il repertorio e le caratteristiche degli artisti napoletani, da Totò a Edoardo,  che hanno saputo incarnare i sentimenti del nostro tempo.

Il suo interesse per lo sport già dal 1954  con la “Storia del calcio”,  e nel 1994 “Tre volte campioni del mondo”, con tutte le partite degli azzurri dal 1934 al 1990,  nel racconto dei più grandi giornalisti, oltre a curare per la Enciclopedia Treccani la voce “Agonismo”.

Un uomo di altri tempi.

  1. postato da babbo