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“Redarre”, futuro di “redigere”…

freak antoniLargo all’avanguardia, siete un pubblico di m…
Così recitava Freak Antoni con i suoi Skiantos anni e anni fa, rivolgendosi ad un pubblico evidentemente poco ricettivo.
Mi sono sempre chiesto perché il pubblico spesso sia tacciato di essere conservatore quando, nelle sue quotidiane manifestazioni, la gente è assolutamente… innovativa.
Quando frequentavo i banchi del liceo l’insegnate di latino, evidentemente ritenendoci più ricettivi degli altri, integrava la nostra lista dei libri di testo obbligatori con altri volumi di approfondimento, tra i quali, il dizionario etimologico. Avendo io la massima edizione con rilegatura de luxe del Devoto Oli, entrai immediatamente nelle simpatie dell’insegnate che ex ante mi riconosceva un credito sui voti ad ogni interrogazione, cosa mai capitata prima né più successivamente con altri insegnanti.

Bene , non che ricordi molto di quanto appresi (apprendetti?) ma una cosa si è stampata nella mia mente e oggi fa parte del mio bagaglio culturale: nel latino maccheronico i nostri antenati l’equino lo chiamavano “caballus”, noi diciamo “cavallo”, la b s’è mutata in v etc etc…
La prima volta che quel tale, diciamo nell’anno 1100 d.c., riferendosi all’equino suo disse “cavallo”, probabilmente fu tacciato di ignoranza e ripreso anche da qualche saccente. Poi divenuto perdente in saecula saeculorum, evidentemente.

Ecco perche oggi - in una riunione di lavoro con altri professionisti – quando ho sentito un affermato e rispettato collega pronunciare la frase “sarà nostra cura redarre i contenuti”, ho taciuto.

Redarre. Redarre?! Oh singing god!
La lingua cambia perché è sottoposta a moltri stress, analogia compresa. Come per il verbo “trarre”, il cui participio passato fa “tratto”, per “redigere” fa “redatto”. Allora se parto da redatto e devo risalire all’infinito, ecco “redarre”, dovuto all’attrazione del verbo trarre.
Ma scopro che proprio il Devoto Oli edizione 2004-05 (fonte: www.aetnanet.org) “mette a lemma la forma redarre: ma ciò dimostra la sensibilità dei lessicografi che, prendendo atto della forma errata ma circolante nell’uso, decidono di riportarla all’interno del lemmario, dando però la seguente perentoria indicazione: «Forma errata per redigere, modellata sul tema  del participio passato redatto»”. Anche il Vocabolario Treccani fa altrettanto, specificando però che trattasi di «Forma talora usata erroneamente in luogo di redigere».
Tra pochi anni quindi, avanguardisti della lingua che siamo, “redigere” sparirà. Il mio collega, ahi lui, sarà già in pensione e quando negli oziosi pomeriggi, davanti ad un cruciverba, si ritroverà l’ultima domanda “infinito presente di redatto”, completerà facilmente il gioco.

  1. postato da babbo