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Integrazione: che Mondiale sarà?

FIFA poster britto

Il calcio vero lo giocano solo i bambini, poi diventa spettacolo e da spettacolo business.
Può essere il calcio un veicolo chiave per l’integrazione?
«Deve esserlo. Prendi un prato di sole margherite bianche. E’ bello? Sì, ma ti stufa. Prendi un prato con tanti fiori colorati. E bello e non ti stanca. Ho avuto la fortuna di allenare brasiliani, peruviani, albanesi e indiani e vi assicuro che è una sensazione meravigliosa. Vederli giocare assieme è stupendo. E trovi il bimbo nero che parla veneto perché, di fatto, è veneto a tutti gli effetti. L’integrazione è stupenda e mi fa male quando penso che a qualcuno dà fastidio».

Parole di Gianfranco Zigoni, 65enne ex di Juventus, Roma, Genoa, Verona e Brescia, oggi allenatore del Basalghelle, piccolo club amatoriale veneto.

Il Sud Africa, dove si disputano i Mondiali di calcio 2010 a partire dall’11 giugno prossimo, è un immenso laboratorio di integrazione razziale, dove il calcio raccoglie il testimone dal rugby (do you remember Invictus?) nella corsa a mettere assieme le razze e le culture.

Che mondiale sarà da questo punto di vista?

Ecco colori che si fondono, è la metafora della integrazione nel poster della FIFA firmato da Romero Britto, artista brasiliano classe 1963, famoso per i suoi lavori neo pop.