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Da una brutta pagina (di Facebook) a una bella pagina (di solidarietà)
Il sostegno della società civile al CoorDown e alle persone con la sindrome di Down. Le associazioni invitano gli amici della rete a dedicare qualche ora “reale” del loro tempo per diventare volontari.
Nella giornata di domenica 21 febbraio, l’agenzia AdnKronos ha lanciato la notizia sul gruppo di Facebook “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”, una pagina folle - aperta da utenti anonimi – con centinaia di iscritti.
La notizia è stata ripresa da molte testate, anche televisive, ed è stata immediata e sdegnata la protesta del popolo della rete e di tutta l’opinione pubblica.
Il gruppo di risposta su Facebook che chiedeva l’immediata chiusura della pagina ha raggiunto in brevissimo tempo decine di migliaia di iscritti. La volgare pagina sotto accusa è stata oscurata in serata.
Vogliamo fare ordine tra i diversi aspetti della vicenda e rispondere alle molte domande, anche alla luce delle telefonate che hanno tenuto costantemente occupati gli operatori del CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazione Persone con Sindrome di Down) e delle associazioni che ne fanno parte.
Esprimiamo soddisfazione, innanzitutto, per le numerose voci di indignazione per l’accaduto e per i tanti attestati di affetto. Vogliamo ringraziare non solo gli amici, per diverse ragioni, solitamente vicini alle persone con sindrome di Down ma anche chi, pur non avendo mai avuto contatti con le associazioni, ha voluto, in questa occasione, far sentire una voce di civiltà e sensibilità.
Crediamo fortemente nella libertà di espressione, anche in rete. Crediamo, allo stesso tempo, nella ferma necessità di condannare episodi del genere e nell’importanza di agire immediatamente affinché siano repressi sul nascere. Non bisogna, tuttavia, restare vittime di questi stessi episodi.
Come spesso succede quando, nell’urgenza di creare e diffondere notizie – spesso imprecise e incomplete – si fa il gioco dei “troll”, e cioè di coloro i quali, al solo scopo di provocare e attirare l’attenzione, costruiscono in rete (e in particolar modo sui social network) pagine ad hoc, infarcite di dichiarazioni e affermazioni che definire incivili e deliranti è dir poco. E’ utile precisare che molte delle persone iscritte lo hanno fatto al solo scopo di esprimere sdegno verso la pagina e solidarietà alle persone con sindrome di Down. Come con precisione sottolineato in diversi blog, ci sono una serie di azioni più utili del commentare (ad esempio segnalare la pagina, senza bisogno di iscriversi), per non fare il gioco di questi provocatori senza cervello, di un’informazione imprecisa, e senza dover minacciare la libertà di espressione (quella autentica, però) in rete.
E’ stato un segnale di grande importanza che la società civile (anche quella del popolo della rete) si sia immediatamente attivata con fermezza per prendere le distanze da queste insidiose provocazioni e per unirsi compatta alla campagna di sensibilizzazione e alla cultura della diversità sulla quale il CoorDown sta lavorando da tanti anni.
Sarebbe un bellissimo traguardo, a questo punto, se una parte – anche piccola – delle migliaia di persone che hanno espresso solidarietà “virtuale” alla nostra causa volesse sostituire al facile gesto di un click davanti al computer un’azione nel mondo reale. Quella di incontrare e conoscere le persone con sindrome di Down, di scoprire i progetti delle tante associazioni italiane che lavorano sul territorio, di dedicare qualche ora del proprio tempo come volontari. E trasformare così la solidarietà virtuale in una solidarietà autentica, quella utile a garantire l’esistenza quotidiana delle associazioni e il sostegno di cui hanno bisogno le persone con sindrome di Down.
Il prossimo 21 marzo sarà la Giornata Mondiale delle persone con sindrome di Down, dedicata quest’anno all’inserimento scolastico dei bambini e adolescenti con sindrome di Down.
E’ l’occasione giusta per un gesto concreto.
Le associazioni saranno felici di darvi il benvenuto. Vi aspettiamo!