«Dal mio letto sono passati tutti, dall’industriale all’operaio, dal politico allo straniero, e ci ha provato anche qualche prelato, che però ho rifiutato, perché io ho un’etica precisa». Esordisce così Laura, transessuale di 54 anni, italiana («Cosa ormai molto rara», precisa) che ha esercitato la prostituzione in modo continuativo dal 2000 al 2008, e oggi lo fa saltuariamente, per necessità.
«Quando ho voluto smettere, sia per età sia per altri motivi, ho cercato un lavoro vero, regolare e riconosciuto, ma sono stata discriminata in quanto transessuale - racconta -. A quel punto ho trovato qualcosa in nero, ma ora sono di nuovo in strada, anche se in modo meno costante del passato».
Laura lavora in città, non si nasconde, ha accettato volentieri di farsi intervistare - a viso aperto, in un luogo pubblico - ma, seppur senza reticenze, tiene a preservare la privacy dei suoi clienti, a rispettarli: «Io appartengo a una generazione che aveva le sue regole, a partire dal rispetto degli altri ma anche di sé, a differenza di ciò che accade ora».
Laura racconta del grande cambiamento cui ha assistito negli ultimi anni, causato dal vertiginoso aumento di transessuali stranieri che si prostituiscono «senza alcuna regola, pronti ad andare con chiunque e a fare qualsiasi cosa», racconta, mentre lei si è sempre rifiutata di accettare clienti minorenni, o preti, e di fare qualsiasi cosa a qualsiasi tariffa e in ogni luogo. Una sua etica, insomma, che include anche il rifiuto di «andare a raccontare in pubblico i fatti dei clienti».
Chi sono i clienti di una trans. Tuttavia, la fotografia degli uomini che incontra e ha incontrato in dieci anni di lavoro è nitida e rientra nella casistica nazionale: non ci sono differenze di classe, provenienza, cultura: gli uomini che vanno con lei «magari li rivedo di giorno, in banca o per strada, e in queste situazioni, a volte non mi riconoscono o fanno finta, e ogni tanto mostrano disprezzo - ammette -. E’ una doppia faccia che, però, è normale, la capisco».
Ma perchè un uomo sceglie di andare con un transessuale piuttosto che con una donna?
Anche in questo caso la risposta di Laura conferma che per i bresciani valgono le stesse motivazioni di tutti: «Preferiscono noi alle donne per una omosessualità latente che non si riconoscono e perchè credono di trasgredire di più. Un tempo cercavano in noi soprattutto il lato femminile, oggi invece sono gli aspetti maschili che attraggono».
I cambiamenti, secondo Laura, non sono geografici, tra città e città, ma temporali: «Oggi - spiega - la realtà della prostituzione dei transessuali è molto diversa da quando ho iniziato per la massa di stranieri che si è riversata nelle strade e che ha cambiato tutto». Laura lamenta l’assenza di decenza («Li trovi ad ogni ora, mezzi nudi, dovunque, nei cessi, nei giardini, a fare di tutto»), di rispetto di sé («Si vendono per pochi euro») e di rispetto per i clienti i quali, a loro volta, sono molto cambiati nelle loro richieste: «Oggi sono più diretti, ti dicono che prestazione vogliono senza imbarazzo o giri di parole, sono sbrigativi, ti trattano male e a volte sono violenti, soprattutto gli stranieri».
Il mercato della carne è troppo competitivo.
Laura è convinta che la maggior disponibilità «di carne» abbia fatto venir meno alcune regole importanti, degradando la professione («Un tempo si era più eleganti, raffinati, di classe, insomma») e soprattutto abbia spinto molti transessuali a ritirarsi dalla professione perché «con in giro gente, come la gran parte degli stranieri, che accetta tutto e senza condizioni, non possiamo reggere la competizione».
Un’altra differenza sta in quello che si può chiamare clima lavorativo: oggi la violenza è molto aumentata. «Ho paura quando vado in strada e non è possibile non averne dopo essere stata scippata più volte o costretta a fare sesso con la pistola puntata alla tempia», confessa Laura. Questo nonostante l’aumento considerevole dei controlli, che però, dice, «non servono a molto». A Laura le forze dell’ordine non danno fastidio, con lei i poliziotti sono stati sempre educati, «le donne un po’ meno, sono più belve, ma senza mai eccedere, almeno con me, forse perché sono italiana».
Nomi noti e perversioni.
Quanto alla «moda» di scegliere un transessuale piuttosto che una prostituta donna, Laura ribadisce: «Non mi stupisce, sono cose cicliche, ci sono scandali apparenti e poi si spengono i riflettori e tutto torna come prima; forse, dopo il caso-Marrazzo l’unica cosa che cambierà è che i politici staranno più attenti, ma non rinunceranno certo a venire da noi». Si ferma qui Laura: proprio in nome di un suo decalogo personale, cui tiene molto, non vuole fare nomi, «anche se potrei benissimo nominare volti bresciani noti», ammicca, «Potrei raccontare un sacco di perversioni - aggiunge - ma rispetto la decenza e l’intimità. Però, tengo a far sapere che per fortuna che c’è la prostituzione perché questi uomini, bresciani o stranieri, industriali o operai, professori o studenti che siano, hanno l’ossessione del sesso e se non si sfogassero con noi chissà quante donne violenterebbero».
Da Bresciaoggi del 21 novembre 2009